Ritardo mentale

 

La caratteristica principale del Ritardo Mentale, così come descritto nel DSM-IV (Manuale diagnostico e statistico dei disturbi mentali), è un funzionamento intellettivo generale significativamente al di sotto della media (un QI di circa 70 o inferiore, ottenuto con un test di QI somministrato individualmente), a cui si accompagnano deficit o compromissioni  nel funzionamento adattivo attuale (cioè, la capacità del soggetto di adeguarsi agli standard propri della sua età e del suo ambiente culturale), in almeno due delle seguenti aree:

  • Comunicazione;
  •  Cura della persona;
  •  Vita in famiglia;
  • Capacità sociali/interpersonali;
  •  Uso delle risorse della comunità;
  •  Autodeterminazione;
  •  Capacità scolastiche;
  •  Lavoro, tempo libero;
  •  Salute e sicurezza.

L’esordio deve avvenire prima dei 18 anni di età.

 

La somministrazione dei test psicometrici e la valutazione del comportamento adattivo sono indispensabili per porre la diagnosi di ritardo mentale.

 

Le cause che possono determinare il Ritardo Mentale sono riassumibili nel seguente modo (American Psychiatric Association, 1994):

  • Il 30-40% dei casi resta senza una precisa definizione eziologica;
  • Il 5% è riconducibile ad anomalie di natura genetica;
  • Il 30% ad alterazioni prenatali (ovvero che si verificano durante la vita intrauterina);
  • Il 10% ad alterazioni perinatali (ovvero che si verificano al momento del parto come, ad esempio, sofferenze del nascituro per grave prematurità);
  • Il 5% ad alterazioni post-natali (ad esempio, traumi o incidenti vascolari a danno dell’encefalo che si verificano dopo la nascita);
  • Il 15-20% a fattori psicosociali (quali deprivazione sociale ecc.)

 

Non vi sono caratteristiche fisiche associate al ritardo mentale.

Non vi sono dati di laboratorio o esami strumentali patognomonici del ritardo mentale.

 

Solitamente un bambino con ritardo mentale giunge all’osservazione di uno psicologo o di un neuropsichiatra infantile poiché manifesta una bassa capacità di adattamento (o funzionamento adattivo), ossia presenta una bassa autonomia personale, rispetto alle capacità solitamente previste per la sua stessa fascia di età e per il gruppo sociale a cui appartiene.

I sintomi con cui si può evidenziare una condizione di ritardo mentale (anche se nessuno di questi da solo è sufficiente per fare diagnosi) sono: ritardo nelle acquisizioni motorie, nelle competenze comunicative, nello sviluppo del linguaggio, ritardo delle capacità grafiche, degli apprendimenti scolastici. Il bambino con ritardo mentale presenta frequentemente disturbi del comportamento, dell’affettività, dei bioritmi. Anche se non obbligatoriamente presenti, si osservano disturbi della motricità fine e dell’organizzazione motoria generale.

 AD ESEMPIO:

-Per quanto riguarda l’area della comunicazione, si potrà notare un ritardo nello sviluppo del linguaggio, con conseguenti capacità comunicative inferiori rispetto ad altri bambini della stessa età.

-Allo stesso modo per quanto riguarda le altre aree sopra descritte ci potrà essere un ritardo nel raggiungimento delle tappe fondamentali per quanto riguarda lo sviluppo delle diverse abilità.

-Confrontato con bambini della stessa età si noterà un ritardo nell’acquisizione delle capacità senso motorie, nell’acquisizione delle abilità scolastiche o nel raggiungimento dell’autonomia per quanto riguarda la capacità di provvedere a se stesso (vestirsi, allacciarsi le scarpe, lavarsi, controllo degli sfinteri).

-Inoltre, vi possono essere compromissioni per quanto riguarda le capacità sociali e interpersonali (giocare con gli altri bambini, avviare spontaneamente l’interazione, svolgere giochi strutturati e con regole).

 

Non vi sono caratteristiche specifiche di personalità e di comportamento associate in maniera esclusiva al Ritardo Mentale. Alcuni soggetti sono passivi, tranquilli e dipendenti, mentre altri possono essere aggressivi e impulsivi. C’è da sottolineare il fatto che, in molti casi, la mancanza di capacità di comunicazione può predisporre a comportamenti dirompenti ed aggressivi, in quanto il bambino non potendo comunicare tramite il linguaggio cerca di attirare l’attenzione e di farsi capire utilizzando dei comportamenti che vanno a sostituire la comunicazione verbale e che, a volte, risultano essere aggressivi anche a causa del senso di frustrazione che il bambino sperimenta nel non essere compreso.

 

La caratteristica principale del ritardo mentale rimane, tuttavia, la presenza di un funzionamento intellettivo significativamente al di sotto delle abilità (ad esempio di ragionamento) ritenute adatte per una data età. Il funzionamento intellettivo viene definito Quoziente di Intelligenza (QI o equivalenti del QI) ed è valutato tramite l’uso di uno o più test di intelligenza standardizzati che sono somministrati al bambino individualmente (ad esempio Scala di Intelligenza Wechsler per i Bambini – IV Ed.).

 

Possono essere specificati 4 gradi di gravità, che riflettono il livello della compromissione intellettiva: Lieve, Moderato, Grave e Gravissimo.

  

Ritardo Mentale Lieve (livello del QI da 50-55 a circa 70)

Il ritardo Mentale Lieve costituisce la parte più ampia (circa l’85%) dei soggetti affetti da questo disturbo. Da un punto di vista riabilitativo viene definito come “recuperabile”. I bambini con Ritardo Mentale Lieve sviluppano capacità sociali e comunicative in età prescolare (0-5 anni di età), hanno una compromissione minima nelle aree senso motorie e spesso non sono distinguibili dai bambini senza Ritardo Mentale fino ad un’età più avanzata. Riescono ad acquisire capacità scolastiche corrispondenti circa alla quinta elementare. Da adulti, di solito, riescono a badare a se stessi e riescono ad acquisire capacità sociali ed occupazionali adeguate per  un livello minimo di auto-sostentamento, ma possono necessitare di aiuto e di una guida in particolari momenti di stress sociali o economici. Con i sostegni adeguati, i soggetti con Ritardo Mentale Lieve possono di solito vivere con successo nella comunità, da soli o in ambienti protetti.

 

Ritardo Mentale Moderato (livello di QI da 35-40 a 50-55)

Rappresenta il 10% circa dei ritardi mentali. La maggior parte dei soggetti acquisisce competenze comunicative durante la prima fanciullezza e, con moderata supervisione, è in grado di badare a sé. Essi traggono giovamento dall’insegnamento delle competenze sociali ed occupazionali, ma difficilmente progrediscono oltre il livello della seconda elementare nelle materie scolastiche. Durante l’adolescenza, a causa delle difficoltà incontrate nel riconoscere ed accettare le convenzioni sociali possono avere difficoltà nei rapporti con i coetanei. Da adulti possono svolgere lavori semplici, non specializzati o semi-specializzati, in ambienti di lavoro protetti o normali. Essi si adattano bene alla vita di comunità, di solito in ambienti protetti.

 

Ritardo Mentale Grave (livello del QI da 20-25 a 35-40)

Rappresenta il 4-4% dei ritardi mentali. I soggetti con Ritardo Mentale Grave acquisiscono un livello minimo di linguaggio comunicativo, o non lo acquisiscono affatto. Con gli adeguati sostegni possono imparare a parlare e a svolgere attività elementari di cura della propria persona. Essi traggono un beneficio limitato dall’insegnamento delle materie prescolastiche, come apprendere l’alfabeto e contare, ma possono acquisire capacità come l’imparare a riconoscere a vista alcune parole per le necessità elementari. Da adulti possono essere in grado di svolgere attività semplici in strutture supervisionate. La maggior parte di essi si adatta bene alla vita di comunità.

 

Ritardo Mentale Gravissimo (livello del QI sotto 20-25)

Rappresenta circa l’1-2% dei ritardi mentali. La maggior parte dei soggetti con questa diagnosi ha una condizione neurologica diagnosticata che spiega il Ritardo Mentale. Durante la prima infanzia, essi mostrano una considerevole compromissione del funzionamento generale nelle diverse aree (senso motoria, comunicativa, cura della persona, comportamento adattivo). Uno sviluppo ottimale può verificarsi in un ambiente altamente specializzato con assistenza e supervisione costanti, e con una relazione personalizzata con la figura che si occupa di loro. Lo sviluppo motorio, le capacità di cura della propria persona e di comunicazione possono migliorare se viene fornito un adeguato addestramento. Alcuni possono svolgere compiti semplici in ambienti altamente controllati.

  

I criteri diagnostici per il Ritardo Mentale non comprendono un criterio di esclusione, quindi, si dovrebbe fare diagnosi ogni qual volta che i criteri vengono soddisfatti, a prescindere dalla presenza di un altro disturbo e in aggiunta ad esso. Tuttavia, vi sono dei casi in cui non si può parlare di Ritardo Mentale, in quanto, si è in presenza di specifici disturbi che, per quanto abbiano delle caratteristiche in comune con il Ritardo Mentale, si differenziano sostanzialmente. Nei Disturbi dell’Apprendimento o nei Disturbi della Comunicazione è compromesso lo sviluppo di un’area specifica (per esempio, lettura, linguaggio espressivo), ma manca una compromissione generalizzata dello sviluppo intellettivo e del funzionamento adattivo. Nei Disturbi Pervasivi dello Sviluppo vi è una compromissione qualitativa dell’interazione sociale reciproca e dello sviluppo delle capacità di comunicazione di tipo verbale e non verbale. Il Ritardo Mentale spesso accompagna i Disturbi Pervasivi dello Sviluppo, ma non può essere considerato la diagnosi principale. Infine, il Funzionamento Intellettivo Limite corrisponde ad un’estensione dei valori di QI, che è maggiore rispetto al Ritardo Mentale. (QI 71-84).

 

POPOLAZIONE ED INCIDENZA

È stimato che il 3% della popolazione italiana (1,7 milioni di persone) abbia una diagnosi di Ritardo Mentale.

L’incidenza del Ritardo Mentale, in relazione alla gravità, è così distribuita:

  • 83.7% – Ritardo Mentale Lieve;
  • 12.7% – Ritardo Mentale Medio;
  • 3.6% – Ritardo Mentale Grave o Gravissimo.

 

Aspetti medici

Gli aspetti medici non caratterizzano la sintomatologia del ritardo mentale di per sé, ma più che altro, si può parlare di eventuali condizioni mediche associate quali:

epilessia, cardiopatie, paralisi cerebrali infantili, sindromi dismetaboliche, disturbi della vista, disturbi dell’udito.

L’associazione di queste condizioni con il ritardo mentale oscilla dal 64% dei casi nelle paralisi cerebrali infantili (ossia 64 bambini su 100 che hanno una paralisi cerebrale infantile hanno anche un ritardo mentale), al 30% nell’epilessia (ciò vuol dire che 30 bambini su 100 con diagnosi di epilessia hanno anche un ritardo mentale), (Boyle et al. 1996).

Spesso si pensa che il ritardo mentale sottintenda una lesione cerebrale evidente. Se questo può essere vero nelle forme più gravi, ciò non è vero nelle forme medie e lievi di ritardo mentale. All’interno del DSM-IV non troviamo per la diagnosi di ritardo mentale la presenza di alterazioni delle indagini strumentali, in quanto, è il quadro cognitivo e psicopatologico che definisce la diagnosi e non eventuali altri segni di compromissione disfunzionale, morfologica, biochimica o neuroelettrica che lo sostengono.

   

Bibliografia

American psychiatric association (1994). Diagnostic and statistical manual of mental disorders (DSM-IV). Washington, APA Press, (trad. it. Milano, Masson, 1995);

Boyle et al. (1998). An evaluation of early development of children with autism and with PDDNOS from home movies: preliminary findings, “Autism”, 1998, 2, pp. 243-56;

Celi F., Fontana D. (2010). Psicopatologia dello Sviluppo. Storie di Bambini e psicoterapia. Seconda Edizione. McGraw-Hill, Milano;

Vicari S., Caselli M. C. (2002). I Disturbi dello Sviluppo. Neuropsicologia clinica e Ipotesi riabilitative. Il Mulino, Bologna.

 

 

 

 

 

 

 

 

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