Autismo

L’AUTISMO

autismo_terapia-670xXx80-585x335All’inizio del secolo scorso si riteneva che, le persone che presentavano i sintomi che oggi noi chiamiamo Autismo, fossero colpite da una forma di psicosi. Il termine autismo fu utilizzato per la prima volta da Bleuler nel 1911 per indicare la perdita di contatto con la realtà di pazienti schizofrenici e ripreso da Kanner nel ’43. Egli, con il termine Autismo, intendeva l’incapacità dei bambini nel rapportarsi all’ambiente nei modi tipici dell’età, con una tendenza ad isolarsi, a non recepire i segnali provenienti dall’esterno e a mantenere la stessa conformazione dell’ambiente; un mutismo o una specie di linguaggio non in funzione della comunicazione interpersonale.

Per molto tempo la sindrome autistica è stata considerata come una singola malattia causata da dinamiche intrafamiliari patologiche. I genitori sono stati descritti come freddi, immaturi, esclusi dal trattamento e colpevolizzati. Oggi sappiamo che i genitori sono “le vittime di questa sindrome e non la causa” e la stessa psicanalisi si vede costretta a rivedere l’errore di aver considerato un’alterazione precoce del rapporto madre-bambino coma la causa dell’Autismo.

Oggi per Autismo ci si riferisce ad una sindrome che da un punto di vista fenomenologico, si presenta mediante una gamma vasta ed articolata di sintomi, che possono essere osservati in alcuni bambini fin dai primi anni di vita e riguardano lo sviluppo globale del bambino.

Attualmente, le classificazioni utilizzate con maggiore frequenza, il DSM-IV-TR (Manuale Diagnostico e Statistico dei disturbi Mentali) e l’ICD-10 (Classificazione Internazionale delle Sindromi e Disturbi Psichici e Comportamentali), con il termine Autismo indicano un Disturbo Pervasivo dello Sviluppo che interessa molteplici aree, tra le quali: l’intelligenza, la memoria, le funzioni esecutive, il comportamento adattivo; caratterizzato da una compromissione qualitativa, che si manifesta entro il 3° anno di vita, nelle aree dell’interazione sociale reciproca, della comunicazione (espressiva e recettiva), del gioco simbolico o di immaginazione e del repertorio di interessi. E’ una sindrome comportamentale i cui sintomi e segni si presentano in forme piuttosto non omogenee nei diversi bambini.

 

Popolazione

(dato del 1996) colpisce in media 5/10.000 persone ed è quasi 5 volte più frequente nei maschi, anche se nelle femmine la gravità della disabilità è solitamente maggiore.

 

Fratria:
dal 2 al 5% nei fratelli dei bambini affetti da tale sindrome.

 

Contesto:
si presenta con caratteristiche simili indipendentemente dal contesto geografico, culturale ed economico nel quale si manifesta. Ciò va a confermare l’origine biologica di tale disturbo.

 continua

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